Scende? (alla n)

Scena
Interno – Sera
Treno pieno, gente in piedi, gente stipata, spazio vitale ridotto al minimo.Tipa qualunque: “Scusi….scende?”
Io (guardandomi intorno): “No signora, ma mi dice dove dovrei mettermi??”
Tipa qualunque (stizzita): “Ho fatto solo una domanda!”
Io (fra me e me): “(Si, stupida, ma una domanda…)”

The sound of silence

E ancora ancora ancora per l’ennesima volta.

Cambi lavoro, ufficio, colleghi, ma le persone, sotto sotto, non cambiano mai. Sono sempre tutte uguali, dove vai vai.

Premessa: si, sono una tipa particolare, molto insofferente, prugnosa e rompiscatole, ma ho un profondo senso del rispetto verso gli altri, soprattutto quando sono in un contesto che per forza di cose deve rimanere su un piano formale come il lavoro. Si perché si può avere colleghi amici, e molte amicizie si creano proprio sul posto di lavoro, ma sono estremamente convinta che ci siano dei livelli di interazione da rispettare. Continua a leggere

Cattivo stampatore/Cattivo cliente

Mentre ero ferma alla fermata dell’autobus stamattina, mi sono soffermata a guardare un cartellone pubblicitario dall’altro lato della strada. Non che fosse particolarmente bello, ma erano le 9, ero assonnata e c’era qualcosa che mi catalizzava.

Il cartellone era questo:

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Piccola Amy

 

E così alla fine non ce l’ha fatta.

Se l’è portata via una macchina in corsa, che forse nemmeno si è accorta che quella cosina nera non era un dosso, ma un animale. Si è trascinata fino nel parcheggio cone le sue forze. Piangeva quando l’abbiamo presa, tremava, non si muoveva. Non capiva cosa le fosse successo. “Come se le fosse esplosa una granata nel petto” ci hanno detto dopo l’operazione. E lei li, che non poteva fare più niente. E quando ha superato il primo passo, passavano i giorni, speravamo, incrociavamo dita. Ma lo sapevamo, quegli occhi verdi venerdi non brillavano. “Non si lamenta più tanto” ci avevano detto. E noi stupidi umani non abbiamo capito che stava sfogliando le sue sette vite, che non ce la faceva più, che non riusciva a lottare. Non ha ripreso a mangiare. Si è lasciata andare… che scema, io gliel’avevo detto più volte “Sta a te ora, piccola mia, mi raccomando, devi lottare, non arrenderti…” ma lei cocciuta fino alla fine…

E poi la telefonata che non volevo arrivasse. Continua a risuonarmi nelle orecchie.

Amorina mia, mi manchi.

Addio Via Torino

Addio, Via Torino sorgente dal Duomo, ed elevati al cielo; strade inuguali, note a chi ha lavorato tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi negozi; traverse, delle quali distingue la gente, come il suono delle voci domestiche; palazzoni fitti e tinti di smog sulla discesa, come blocchi di cemento opprimenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana!

Ultimo giorno di Kora in Via Torino. Mi rende triste sapere di non vedere più questo intenso brulicare di persone, che fino a 5 minuti fa trovavo insopportabile ovviamente.

E poi questo trambusto di scatole e polvere e grida… Oggi sono come al mio solito, insofferente.

Faster: 6 feet under (ovvero: Breve divinazione sul prossimo Fast&Furious)

La squadra vive un’esistenza normale fino a che non giungono voci di una nuova squadra che sembra seguire il loro stesso modus operandi. Ma sembrano più cattivi, meno a la Robin Hood. Ovviamente vengono incolpati, e il superpoliziotto sa che invece non sono stati loro. Ma per provarlo deve trovarli, e quindi la squadra pensa che venga per accusarli. Prime macchine che saltano.

Poi si scopre che nella nuova squadra di cattivi la capa è la mora, fantasma del quarto episodio. Ha una parziale amnesia, ma è sempre fortissima con le macchine. E’ stata salvata da un cattivone che sa bene chi sia e quindi l’ha usata per i suoi scopi. Lei non ricorda praticamente niente, viene traviata, ma quando si trova inevitabilmente a contatto con la squadra dei buoni, dopo un po’ comincia ad avere dei flashback. Altre macchine che saltano.

Compare il cattivone, compaiono i buoni, scontri, inseguimenti, sparatorie, muore la bionda. Dopo un sacco di altre macchine che saltano, i buoni stanno vincendo. Ma i cattivi sono forti. Solo che la mora ritrova la memoria. Quindi vincono i buoni. Ma forse poi stavolta la mora muore.

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Il collezionista

Busta di carta marrone. Posta aerea, probabilmente Cina o Giappone. La maniacale attenzione nel preparare la busta, non far piegare il contenuto. Aprire, un pezzo di carta dopo l’altro, involucro spesso, cartoncino e sottile busta in plastica. Controllare i bordi, che non ci siano orecchie, pieghe, tagli, che tutto sia perfetto così com’era scritto. E riporlo via. Chissà quanto vale un biglietto per chissà quale concerto orientale dei Queen oggi.