The sound of silence

E ancora ancora ancora per l’ennesima volta.

Cambi lavoro, ufficio, colleghi, ma le persone, sotto sotto, non cambiano mai. Sono sempre tutte uguali, dove vai vai.

Premessa: si, sono una tipa particolare, molto insofferente, prugnosa e rompiscatole, ma ho un profondo senso del rispetto verso gli altri, soprattutto quando sono in un contesto che per forza di cose deve rimanere su un piano formale come il lavoro. Si perché si può avere colleghi amici, e molte amicizie si creano proprio sul posto di lavoro, ma sono estremamente convinta che ci siano dei livelli di interazione da rispettare.

Ragion per cui io in ufficio non mi comporto come se fossi a casa mia. Innanzitutto lo trovo poco educato. E poi perché non mi piace dar fastidio. Il che implica che cerco di tenere un tono di voce basso, che se devo parlare al telefono e posso spostarmi dal mio posto vado da un’altra parte (il che include anche non fare il peripatetico per la stanza passando in continuazione dietro le sedie dei colleghi), che non ho suoni di notifica attivati, o per lo meno ho i suoni disabilitati, che non invado le scrivanie degli altri, che occupo un solo braccio dell’appendiabiti… e che soprattutto, SOPRATTUTTO non ascolto la mia musica con le casse.

Ovunque mi sia trovata, nessuno sembra aver mai compreso quanto possa dar fastidio obbligare qualcun’altro ad ascoltare la tua musica. Per me è una vera e propria violenza. Personalmente, ascolto un tipo di musica che il 60% delle persone che frequento reputa rumore, e un altro 30% che non sa assolutamente di cosa stia parlando, lasciandomi un 10% di persone che condividono più o meno i miei gusti, fra cui includo principalmente il mio ragazzo, i nostri amici, i miei vecchi amici, un ex collega o forse due. Ma siccome non ho nessuna missione evangelica, e non pretendo che tu tragga beneficio contro la tua volontà da tale musica, quando ho voglia la ascolto in cuffia. E se posso azzardare a non usare le cuffie, cerco di tenere un volume basso. E anche con le cuffie, tengo il volume basso in modo che non si senta quel fastidiosissimo gracchiare fuori dagli auricolari.

Quindi quando stamattina il mio collega (che è già molto rumoroso di suo… tipo piedino che batte a tempo, tastiera massacrata, fischi, risate isteriche e qualsiasi oggetto sulla scrivania trasformata in percussione) ha portato un paio di casse all’altro collega, tutto tronfio, dicendo che volevano fare un esperimento, mi sono venuti più capelli bianchi di quanti non ne abbia già.

Siamo in una stanza di…boh, 3m per 4? E ci stanno 5 persone dentro, che lavorano per lo più a progetti diversi, in tempi diversi. E comunque siamo 5 persone che tutti i giorni vengono con i propri umori, con le proprie priorità, magari alcuni giorni siamo meno inclini alle “cazzate” (ok, io molti più giorni degli altri…), altri si, ma non puoi sapere quali siano quei giorni. E no, secondo me non ci stiamo nemmeno tutti troppo simpatici a dirla tutta :P

Quindi, no, io non sono d’accordo che “ogni tanto, se siamo tutti d’accordo, e qualcuno vuole far sentire una canzone agli altri lo facciamo con le casse”… perché siamo in ufficio, e non si è mai tutti d’accordo, e non è una discoteca, o anzi, non è casa tua. Poi fate vobis eh…..

Io intanto vi lascio con la canzone che sta passando al momento il mio iPod:

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2 risposte a “The sound of silence

  1. Anche io soffro per un collega che lascia gli auricolari troppo alti e ascolta tutto il giorno (si, tutto il giorno) vasco (che odio).

    Dopo aver ascoltato il brano che hai postato credo di rientrare in quel 60%

  2. Nel mio ufficetto siamo andati d’ accordo quelle rare volte che abbiamo messo musica. Ma perché siamo più pop..
    Lo stesso discorso vale sui mezzi pubblici, vorrei strozzare quella rompiballe che parla di lavoro a voce alta.
    Tvb bella prugnetta!

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